Il diario di Douce.

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Roberto Guzzardi: “Ci rivedremo un giorno, a Cuba”

creato da Redazione
01/10/2010 alle 9:10
C’è la Cuba dei turisti, fatta di spiagge, sigari e rum, e poi c’è un’altra Cuba, più simile a quella che ho io tatuata sulla mano destra. La prima volta che arrivai sull’isola, nel ’97, vidi solo la prima. Mancava solo un giorno al mio ritorno in Italia, quando chiamai al telefono Iriàn, un ragazzo […]

Roberto Guzzardi

C’è la Cuba dei turisti, fatta di spiagge, sigari e rum, e poi c’è un’altra Cuba, più simile a quella che ho io tatuata sulla mano destra.

La prima volta che arrivai sull’isola, nel ’97, vidi solo la prima.
Mancava solo un giorno al mio ritorno in Italia, quando chiamai al telefono Iriàn, un ragazzo cubano che avevo conosciuto a Genova qualche mese prima e che mi aveva salutato dicendomi: “Ci rivedremo un giorno a Cuba”.

Passai quell’ultimo giorno con lui, suonando le percussioni e partecipando ad alcune cerimonie della santerìa, la religione popolare cubana che unisce cattolicesimo ed elementi dell’animismo africano.
Mi conquistò completamente, tanto che tornai in Italia solo per acquistare un nuovo biglietto aereo e ripartire.
Quella seconda volta mi fermai tre settimane: non vidi spiagge, alberghi o palme, ma solo feste e cerimonie della santerìa, alle quali partecipavo suonando le percussioni con il mio amico e il suo gruppo.

All’epoca lavoravo in un bar di Struppa insieme alla mia famiglia. Tornato a Genova, passai un anno al Fitzcarraldo, fino a che mi sentii pronto ad aprire, per conto mio, un locale cubano.
Il primo fu il Playa de l’Este, poi vennero i circoli Arci Black Tuna, l’Altraspiaggia e l’ultimo, il Buenanoche, in zona Corvetto.
Sono stati anni trascorsi a vivere e lavorare intensamente e quasi solo di notte. Ogni primavera tornavo a Cuba per le vacanze, che passavo con il mio gruppo, i miei fratelli, suonando tra feste e cerimonie.
Dopo dieci anni di questa vita, sentivo però di avere bisogno di maggiore tranquillità, e anche Ochùn, la mia santa protettrice, nel corso delle cerimonie sembrava suggerirmi la stessa cosa.

Ho quindi lasciato il Buenanoche e il giorno dopo ho iniziato a lavorare da Douce. Mi sono sentito immediatamente a casa, anche perchè da subito ho avuto la possibilità di introdurre nella carta alcuni cocktail di mia invenzione.
Il mio preferito è un frullato di cocco, rum bianco e fragola fresca: si chiama Milonga, come il gruppo dei miei fratelli cubani, ed è dedicato a loro.