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Caterina de’ Medici e la pasticceria francese

Caterina de’ Medici e la pasticceria francese

Il 28 ottobre 1533 Caterina de’ Medici, figlia del signore di Urbino Lorenzo II, sposò Enrico di Valois duca d’Orleans. Il matrimonio fra i due ragazzi, entrambi quattordicenni, era stato combinato a fini politici per volere del Re Francesco I e del papa Clemente VII, imparentato con la sposa. Quattordici anni dopo sarebbero stati incoronati sovrani di Francia.

Inizialmente la vita di Corte per la futura regina non fu facile. Lo sposo, che pare fosse un bell’uomo, rimase molto deluso dal suo aspetto, mentre il popolo francese al primo impatto la considerò straniera e di basso lignaggio. Inoltre, cosa molto grave per quei tempi, non concepì figli per quasi un decennio.
Caterina però non si perse d’animo. Quando i medici di Corte le consigliarono, fra le altre cose, di curare l’alimentazione inserendo cibi che, secondo le credenze dell’epoca, avrebbero dovuto aiutare il concepimento, lei fece riferimento al nutrito stuolo di cuochi, pasticceri e confettieri che aveva portato con sé dall’Italia. Non sappiamo se fu proprio grazie al loro lavoro, ma sappiamo per certo che avrebbe messo al mondo ben nove figli.

Il grande sostegno, innanzi tutto economico, che Caterina diede al lavoro legato alla cucina, alla pasticceria e quindi all’esposizione dei cibi con banchetti e ricevimenti, permise un’interessante evoluzione di tecniche e conoscenze, favorendo un grande arricchimento di tutto il mondo culinario francese.
Questi sono alcuni esempi di quali sono stati i frutti di questo lavoro.

I Macarons

Caterina fece produrre i macarons, il cui nome deriva appunto dall’italiano dialettale “maccarone”, ovvero maccherone. Arrivarono già come dolce di corte per il suo matrimonio con il duca d’Orlèans nel 1533. La loro storia inizia probabilmente a Venezia nel XVI secolo e quindi, “attraverso” Firenze, arriva a Parigi, per diventare far arrivare oggi i macarons come li conosciamo.

Il Gelato

Fece il suo debutto a Corte il “ghiaccio all’acqua inzuccherata e profumata”, ossia il sorbetto, grazie al pollivendolo fiorentino Ruggeri, che aveva inventato il gelato. Pare che avesse vinto una competizione indetta a Firenze dal tema “il piatto più bizzarro” alla quale gareggiò portando il “dolcetto gelato”. Caterina quindi lo volle con sé in Francia e, opponendo resistenza, lo fece prelevare a forza dai soldati e portare fino a Parigi. La ricetta venne mantenuta segreta, finché un giorno, stanco della Francia, Ruggeri recapitò a Caterina la ricetta accompagnata da questo messaggio: “Con il vostro permesso ritorno ai miei polli, sperando che la gente mi lasci finalmente in pace e, dimenticandosi di me, si accontenti solo di gustare il mio gelato”.

La pasta choux

Caterina portò a Corte anche il pasticcere Pantanelli, che inventò la pasta choux. Il nome “choux”, che in francese significa “cavolo”, deriva dal fatto che una volta cotti i bignè o i profiteroles assomigliano ai cavoletti di Bruxelles. I francesi amarono a tal punto la pasta choux che la fecero propria usandola come base per i dolci eclair e religieus.

L’eleganza in tavola

Ultima di questo elenco essenziale di novità per la Corte francese, ma non per importanza, è l’eleganza delle tavole e dei banchetti che Caterina iniziò a decorate con fiori e piccole sculture di zucchero. Introdusse anche il raffinato uso della forchetta per la manipolazione dei cibi, che divenne persino legge con un decreto, e curò una maggiore separazione fra sapori dolci e salati.

Grazie alla sua perseveranza ed all’indubbio senso pratico, Caterina diverrà una regina amata e lascerà il suo segno in una Francia che le deve ancor oggi moltissimo. Sicuramente le sarà dovuta riconoscenza per aver permesso la grande svolta alla storia della cucina e della pasticceria francese, che da lei è arrivata arricchita e sofisticata fino a noi.

Caterina de’ Medici morì nel 1589, ammalata di pleurite, nel castello di Blois. Lì fu anche sepolta per essere poi traslata nella cattedrale di Saint-Denis, a Parigi, ventidue anni più tardi.